Papà dito · Il blog breve
"Non mi piace!": quando il piatto diventa un campo di battaglia

Il trigger
Pasta al pomodoro rifiutata dopo tre bocconi, verdure spinte sotto il tovagliolo. Ieri lo mangiava con gusto, oggi "che schifo". Ogni pasto diventa una trattativa e ti ritrovi ostaggio del solito menu: pasta in bianco e biscotti. Ti chiedi se stai sbagliando qualcosa o se dovresti insistere di più.
Il perché
La neofobia alimentare, tra i 2 e i 6 anni, è una fase evolutiva normale e persino protettiva dal punto di vista biologico. Il bambino sta sviluppando autonomia e uno dei pochi modi che ha per esercitare controllo sull'ambiente è dire "no" a tavola. Non è dispetto, non è capriccio: è il suo cervello che chiede spazio per scegliere.
La strategia pratica
La divisione delle responsabilità
Secondo il modello della nutrizionista Ellyn Satter: tu decidi cosa cucinare, quando e dove si mangia. Lui decide se e quanto mangiare tra ciò che hai preparato. Non forzare, non premiare col dolce, non trasformare il piatto in ricatto.
L'esposizione ripetuta senza pressione
Un alimento nuovo va servito 10-15 volte prima di essere accettato: mettilo nel piatto senza chiedere che lo assaggi. La sola vista frequente riduce la diffidenza, senza generare rifiuto associativo.
Coinvolgilo nella preparazione
Lavare le foglie di insalata, mescolare l'impasto, apparecchiare: chi partecipa alla preparazione aumenta l'accettazione del cibo del 40% circa. Non serve che cucini, basta che sia vicino a te mentre lo fai.
Ti è stato utile?
Condividilo con un altro genitore.
Nessuno insegna a fare il genitore: costruiamo insieme una piccola cassetta degli attrezzi.
Ti è piaciuto questo articolo?
Continua a leggere Papà dito