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Il blog
Il blog breve che si scorre con il pollice.
Piccole pillole per genitori di bambini fino ai 6 anni: trigger, perché, strategie pratiche. Letture da 2 minuti, da poter fare in fila al supermercato o prima della nanna.

È una domenica di inizio agosto. Tuo figlio è nervoso, tu sei stanco, la casa sembra una scatola calda dove il tempo non passa mai. Cercate qualcosa da fare senza pretese, senza schermi, senza dover organizzare un'ora di preparazione. Il bosco più vicino a casa vostra è a 20 minuti in macchina. E lì, per lui, comincia un'avventura che tu ancora non immagini.
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È sabato mattina. Tuo figlio, ancora in pigiama, ti tira per la manica: "Cucinamo qualcosa?". Tu hai fretta, il pavimento è stato appena lavato e già ti immagini la farina ovunque, l'uovo per terra, mezzo pomeriggio a pulire. Ma qualcosa dentro di te sa che questo momento vale più della cucina in ordine.
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Piove da tre giorni. Alle dieci di mattina i cartoni animati hanno già dato il loro, la scatola dei Lego è un campo di battaglia e tuo figlio ti chiede per la quinta volta "ma quando smette?" con quel misto di noia e frustrazione che promette lacrime imminenti. Guardi la casa e ti chiedi: come faccio a farlo muovere senza uscire?
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Appena spegni la luce: "C'è un mostro dietro l'armadio". Torni a rassicurarlo. Quindici minuti dopo: "Ho sete". Poi "pipì". Poi piange. Tu vorresti solo mangiare qualcosa di caldo sul divano, ma la serata scivola via, un ritorno alla volta.
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Hai già letto tre storie, cantato due ninne nanne, dato l'ultimo bicchier d'acqua. Sono le 22:15 e tu volevi le 21:00. Ogni sera va così, e domani mattina lui sarà stanco, tu esausta. Non è pigrizia, è che senza una struttura chiara ogni notte diventa una trattativa senza fine.
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All'uscita, tuo figlio ti confida a bassa voce: "Nessuno ha voluto giocare con me". Ti si stringe il cuore. Vorresti risolvere tutto tu, correre a parlare con la maestra, chiamare i genitori degli altri bambini. Ma sai che non puoi entrare al posto suo — e ti senti impotente.
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"Solo un altro cartone, ti prego". Cedi il tablet. Cinque minuti diventano quaranta. Quando arriva il momento di togliere, scoppia una crisi di pianto. Ti senti in colpa se cedi, un mostro se dici di no. E ti domandi: quanto è davvero un limite sano?
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Pasta al pomodoro rifiutata dopo tre bocconi, verdure spinte sotto il tovagliolo. Ieri lo mangiava con gusto, oggi "che schifo". Ogni pasto diventa una trattativa e ti ritrovi ostaggio del solito menu: pasta in bianco e biscotti. Ti chiedi se stai sbagliando qualcosa o se dovresti insistere di più.
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Siete già in ritardo per uscire e andare al lavoro. Sulla soglia di casa, tuo figlio decide improvvisamente che "vuole fare da solo" ad allacciarsi le scarpe e abbottonarsi la giacca. Ci mette un'eternità, i secondi scorrono e tu senti la pazienza che si sgretola mentre la tentazione di strappargli le cose di mano e fare al posto suo si fa fortissima.
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Il calendario corre e mancano pochi mesi all'inizio della scuola dell'infanzia. Durante l'open day ti hanno ricordato che i bambini dovrebbero essere autonomi in bagno. Peccato che tuo figlio non voglia saperne di abbandonare il suo amato pannolino e ogni volta che gli proponi il vasino scoppi in una crisi di pianto. L'ansia da prestazione comincia a farsi sentire.
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Sabato pomeriggio, ore 14:30. Tuo figlio si strofina gli occhi, sbadiglia e inciampa sui suoi stessi giocattoli. È palesemente esausto ed estremamente irritabile. Eppure, appena accenni ad andare a letto, scatta in piedi urlando: "No! Io non ho sonno!" in preda a un pianto disperato. Ti chiedi come sia possibile che un bambino così stanco opponga una resistenza simile.
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Sali in macchina e la maestra ti dice raggiante: "Oggi è stato bravissimo, ha riordinato e aiutato tutti!". Ti riempi d'orgoglio. Eppure, appena varcata la soglia di casa, basta un biscotto rotto a metà per scatenare una crisi di pianto inconsolabile e urla disperate. Ti chiedi: dove ho sbagliato?
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