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Papà dito · Il blog breve

La prima "manina" della nostra vita da genitori: i nonni.

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La prima "manina" della nostra vita da genitori: i nonni.

Il trigger

Mercoledì, 18:35. Posi la borsa dell'ufficio sulla sedia della cucina e ancora prima di toglierti la giacca lo senti arrivare di corsa dal corridoio: tuo figlio di cinque anni ha i capelli ancora bagnati dalla doccia, in bocca l'ultimo pezzo di biscotto, addosso una felpa che tu non gli hai mai visto mettere a casa. Dietro di lui, con il cappotto già abbottonato per andare via, ci sono tua madre e tuo padre. Lo hanno preso all'uscita della scuola alle 16:15, gli hanno dato la merenda, hanno fatto il bagnetto, lo hanno rivestito. Ti sorridono e dicono "tutto bene", come se fosse una cosa normale. Ma tu, mentre li guardi uscire, pensi che normale non è: senza di loro, oggi, non ce l'avresti fatta.

Il perché

I nonni fanno una cosa che un genitore, per quanto bravo, non riesce quasi mai a fare: "restano". Non hanno fretta, non devono raggiungere un obiettivo educativo entro il weekend. La loro mano è grande non solo per anagrafe: è grande perché ha dentro il tempo. La psicologia dell'attaccamento li chiama "figure di attaccamento secondarie": allargano il cerchio delle persone sicure del bambino, senza sostituire i genitori. E se qualche volta ci irritano a morte perché danno il biscotto in più o accendono la TV prima dell'ora stabilita, non è un difetto da correggere: è una funzione. Insegnano al bambino che l'amore non è una lista di regole uguale ovunque, ma una lingua che si traduce in modi diversi.

La strategia pratica

1

Non educare i nonni. Lasciali essere nonni.

La tentazione di correggerli è forte. Combattila. I nonni non sono genitori di riserva: sono un'altra cosa, con regole diverse e licenze diverse. Il bambino lo capisce benissimo — a casa è una cosa, dai nonni un'altra. Intervieni solo su due fronti. Il primo è la sicurezza fisica: se il nonno dimentica di allacciare il seggiolino auto perché "tanto è un attimo", se la nonna sbaglia la dose della medicina perché "gliene do mezza in più così dorme", se non prendono sul serio un'allergia alimentare ("una briciola non gli farà niente") → qui fermali, senza esitare. Il secondo è le parole che fanno male: se senti il nonno dire al bambino "sei proprio un bambino viziato", "tua sorella è molto più brava di te", "se continui a piangere non ti vogliamo più bene" → interrompi. Sono frasi che lasciano un segno. Tutto il resto — biscotto in più prima di cena, cartone acceso mezz'ora fuori orario, mezza bugia non raccolta per non far piangere il bambino — lascia che accada.

2

Fissa un appuntamento ricorrente coi nonni. E difendilo.

Se i nonni danno una preziosa mano ogni tanto, è comunque giusto che la relazione sia stabilita non soltanto attraverso le occasioni speciali, ma anche con la ripetizione. Serve un appuntamento fisso che tutti conoscono e che nessuno mette in discussione. Il formato lo scegli in base alla geografia: se abitate vicini, può essere (se sono tutti d'accordo) "ogni mercoledì vanno a prendere il bambino a scuola". Se vi vedete nel weekend, "ogni domenica pranzo tutti insieme". Se vivono lontani, "ogni sabato alle 17 si fa la videochiamata di venti minuti".

3

Lascia che raccontino. Non interromperli.

"Com'era la nonna da piccola?" "Perché ti sei trasferito?" Sono domande che aprono mondi. E se la stessa storia la senti per la quinta volta non dire "questa l'abbiamo già sentita": per il bambino la ventesima volta è esattamente il momento in cui comincia a diventare un pezzo di identità.

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Nessuno insegna a fare il genitore: costruiamo insieme una piccola cassetta degli attrezzi.

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