Papà dito · Il blog breve
Rientro alla scuola d'infanzia: la seconda settimana dei 'grandi'

Il trigger
Non è più la prima volta. Tuo figlio non è più quel batuffolo spaventato che sei andato a lasciare l'anno scorso, aggrappato alla gamba dei pantaloni. Adesso è uno dei 'grandi': ha lo zaino nuovo, le sneakers un numero più grandi di quelle di giugno e, soprattutto, sa già dove sono gli attaccapanni, dove si mette la borraccia, chi è la sua maestra. La settimana scorsa vi siete presentati al cancello con quella cauta titubanza di chi non sa cosa aspettarsi. Questa mattina, invece, cammina un passo avanti a te. E tu, con la borsa grande in mano piena di ricambi, grembiuli e bavaglini per tutto l'anno, ti accorgi che è tutto più semplice del previsto. Anche per te.
Il perché
Gli studi sull'attaccamento (Ainsworth, Bowlby) ci dicono una cosa controintuitiva: i bambini di 4-5 anni che tornano al nido o alla scuola dell'infanzia dopo un'estate lunga non 'ricominciano da capo'. Il loro cervello ha già memorizzato l'ambiente come 'base sicura' e gli bastano pochi giorni per riattivare le mappe emotive dell'anno precedente. La prima settimana serve loro a riconoscere spazi, maestre e compagni. La seconda è quella in cui il gioco riparte davvero: si ricostruiscono le alleanze, si ridefiniscono le amicizie (quella del banco di fianco potrebbe non essere più la migliore amica), si trovano i nuovi codici del gruppo. Per te genitore significa che il momento più intenso non è il primo giorno, ma il modo in cui lo accompagni nella normalità che si sta riformando.
La strategia pratica
Il rituale del saluto resta identico
Sei tentato di 'abbreviarlo' perché ormai è grande, perché l'anno scorso lo faceva senza problemi, perché tu sei di fretta. Non farlo. Il rituale del cancello (bacio-frase-gesto) vale ora esattamente come valeva la prima volta. Anzi, ora vale di più: è l'ancora che gli dice che, anche se lui è cresciuto e la scuola è la stessa dell'anno scorso, tu sei sempre lì, prevedibile, uguale a te stesso. È quella prevedibilità che libera la sua energia per gli amici e per il gioco, invece di tenerla bloccata sulla porta.
La borsa grande, gli oggetti che restano
Questa è la settimana in cui consegni tutto: cambio completo, bavaglino, asciugamano, ciabattine, foto della famiglia da attaccare all'armadietto. Coinvolgilo: la sera prima fatevi un piccolo rito per preparare la borsa insieme, fagli scegliere in che scomparto mettere ogni cosa, fagli scrivere (o disegnare) il suo nome sui bavaglini. Non è una questione organizzativa: è un modo per dirgli 'la scuola è un posto tuo, dove le tue cose staranno tutto l'anno'. Riduce l'ansia da rientro molto più di mille rassicurazioni verbali.
Escono dopo pranzo: il pomeriggio è sacro
In molte scuole dell'infanzia italiane, la seconda settimana è ancora a orario ridotto: entrata la mattina, uscita subito dopo il pranzo. Sembra una comodità (finalmente un pomeriggio libero!), in realtà è una risorsa preziosa. Evita l'errore di riempire quel pomeriggio con corsi, compere o parchi affollati. Lui è stanco più di quanto sembri: ha appena riattivato un cervello che per due mesi aveva funzionato in modalità vacanza. Un pranzo lento, un riposo sul divano, un pomeriggio di gioco tranquillo a casa o al parco sotto casa: è così che si consolidano le conquiste emotive della mattina. Le domande sui compagni arriveranno da sole, di solito mentre gli spalmi la crema dopo il bagnetto.
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Nessuno insegna a fare il genitore: costruiamo insieme una piccola cassetta degli attrezzi.
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